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Scandalo Cuomo, i democratici vittime del loro amato #MeToo

Scritto da Google News. Postato in Diritti delle donne

Il governatore di New York Andrew Cuomo (foto Ansa)

Biden chiederà a Cuomo di dimettersi: lo ha detto ai giornalisti facendo eco alla presidente della Camera Nancy Pelosi e ai senatori democratici Schumer e Gillibrand, che vogliono la testa del governatore di New York ora che si è conclusa l’indagine indipendente avviata a marzo in merito alle «ripugnanti», «molteplici e credibili accuse di molestie sessuali».

Ovviamente nessuno sa ancora se è colpevole ma per il partito di Ted Kennedy e Bill Clinton, Cuomo rappresenta il vero stress test del #MeToo e di tutti i princìpi femministi e i regolamenti branditi dai liberal e da Cuomo stesso nell’era “patriot or pussy” del maschio tossico Donald Trump, sulla scia del movimento contro le molestie sessuali nato dallo scandalo Weinstein.

Cuomo come Trump

Eppure è alla stessa strategia di Trump (e Clinton prima di lui) che Cuomo ha deciso di attenersi disattendendo le richieste del presidente e compagni di partito: restare in carica, negare, prendere tempo fino al prossimo scandalo in attesa che la gente dimentichi, candidarsi per il prossimo mandato (il quarto, secondo un sondaggio del Siena College solo il 35 percento degli elettori di New York crede che dovrebbe dimettersi, il 50 per cento no). Saranno i democratici stessi ora a decidere se andare avanti con la richiesta di impeachment basata sulla relazione del procuratore e in tal caso, accuse e prove specifiche alla mano, fornire agli avvocati del governatore di New York la possibilità di difenderlo e interrogare i suoi accusatori.

Il paladino delle donne le palpeggia

«Il governatore Andrew Cuomo ha molestato numerose donne e si è vendicato di chi denunciava pubblicamente la sua condotta. Ha creato un ambiente di lavoro tossico. E violato la legge federale e statale»: è questa la conclusione a cui è arrivata dopo cinque mesi di un’indagine non penale la procuratrice generale Letitia James. 179 i dipendenti interrogati, migliaia i documenti analizzati, undici le donne che hanno accusato il premuroso paladino della Women’s Agenda for New York (lo stesso che firmava stanziamenti nell’ordine di 6,4 milioni di dollari per i fornitori di assistenza e prevenzione delle aggressioni sessuali in tutto lo Stato) di averle toccate in modo inappropriato, commentando il loro aspetto fisico o alludendo alla loro vita sessuale. Due in particolare denunciano palpeggiamenti e carezze sul ventre o sulla schiena e di aver temuto ritorsioni in caso di denuncia.

La carica delle accusatrici di Cuomo

«Giochiamo a strip poker»: inizia così il post del 24 febbraio scritto sulla sua pagina Medium da Lindsey Boylan, ex dipendente di Cuomo all’agenzia di sviluppo economico dello stato candidata alla presidenza del distretto di Manhattan che già aveva accusato Cuomo di molestie su Twitter. Riportando fatti accaduti tra il 2016 e il 2018 Boylan scrisse: «Mi toccò la schiena e le gambe, mi baciò senza consenso». E per questo finì bullizzata e denigrata e screditata in pubblico dagli stretti collaboratori del governatore. Charlotte Bennet afferma di aver rinunciato alla carriera quando Cuomo le fece capire che voleva andare a letto con lei. Anna Ruch denuncia una pacca sul fondoschiena. Un’agente di polizia della sua scorta ha parlato di carezze sullo stomaco, sulla schiena e di un bacio sulla guancia. «I fatti sono molto diversi da quelli descritti. Non ho mai toccato nessuno in modo inappropriato o fatto avance sgradite. Ho 63 anni. Ho vissuto la mia intera vita adulta in pubblico. Non sono e non sono mai stato un molestatore» è stata la replica di Cuomo.

La difesa: anche Obama baciava tutti

Di «scherzi» e «leggerezza» parla il suo avvocato che in una mirabolante arringa scritta per dimostrare che non è raro il rapporto di familiarità instaurato tra dipendenti e politici: «Democratici e repubblicani, maschi e femmine, usano strette di mano, abbracci e baci per interagire con gli altri». La difesa allega a questo proposito le foto di Joe Biden, Kamala Harris, Barack Obama, George W. Bush, Hillary Clinton, Chuck Schumer, Nancy Pelosi e di Mario Cuomo (padre del governatore). Tutti intenti ad abbracciare o baciare qualcuno. Gesti replicati da Andrew Cuomo nelle immagini raccolte dalle sue accusatrici.

La legge di Cuomo contro le molestie al lavoro

Dopo la pubblicazione dei risultati dell’indagine di James il procuratore distrettuale della contea di Albany (dove ha sede l’Assemblea di New York) ha aperto un’indagine penale. Per le accuse di aver creato un «ambiente di lavoro ostile» (violando così la legge federale e statale sui diritti civili) Cuomo rischia la rappresaglia da parte delle “vittime” che potrebbero intentare azioni civili (per fatti ovviamente provati e avvenuti entro i termini di prescrizione pari a tre anni). Accuse che sono ancora tutte da dimostrare ma che hanno innescato l’ennesimo psicodramma a sinistra: tutti si ricordano le vanterie del governatore “leader dei diritti delle donne” che invitava urbi et orbi i democratici a sostenere il suo Women’s Equality Act. Proteggeremo le donne, fermeremo le molestie sessuali in tutti i luoghi di lavoro, prometteva, «la legge adotta una politica di tolleranza zero per le molestie sessuali e le vieta in tutti i luoghi di lavoro», e via discorrendo sulla tutela delle donne dalla violenza domestica e dal traffico sessuale, la parità salariale, il diritto alla scelta eccetera.

I democratici vittime del loro stesso #MeToo

C’è da chiedersi ora chi salverà la sinistra da se stessa. Ora che i marpioni di turno non si chiamano più Donald Trump o Brett Kavanaugh. «Se una donna esce alla luce del sole esponendosi a livello nazionale, bisogna partire dal presupposto che l’essenza di quello che dice è vero», proclamava Biden. Salvo poi trovarsi accusato di molestie dalla sua assistente Tara Reade quando era in corsa alla Casa Bianca, e correggere il tiro: «Credere alle donne significa prendere sul serio coloro che fanno un passo avanti. Poi però bisogna guardare alle circostanze e ai fatti». Allora tutti applaudirono, le donne lo votarono lo stesso, il #MeToo servì alla vittoria democratica alle elezioni. Ora, con il caso Cuomo, la sinistra ha poche alternative: sconfessare se stessa snobbando le venerate “sopravvissute” o darsi all’impeachment. E in ogni caso ritrovarsi vittima delle proprie specchiate fobie a tema sesso, molestie e mascolinità tossica.

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