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Leggi per le donne scritte da donne

Scritto da Google News. Postato in Diritti delle donne

Del resto, come ricorda ora la vicepresidente della Camera, alleanze trasversali e fare squadra sono l’unica via possibile e la storia italiana ne è testimone. «L’esempio viene dalle “madri costituenti”, che si unirono per scrivere il principio della parità fra i sessi nella Carta. Anche in tempi difficili e di dure contrapposizioni dobbiamo essere capaci di mettere i nostri comuni obiettivi al di sopra delle appartenenze di partito, per le italiane e per il Paese» precisa Carfagna.

Anche il sessismo dei politici è trasversale

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La presidente della Camera Laura Boldrini

Sul tema della violenza di genere c’è anche un’ altra leonessa in Parlamento, come Laura Boldrini, che parla esplicitamente della cultura sessista italiana. «Questa caratteristica culturale attraversa la stessa classe politica, come si evince spesso dal linguaggio usato. È tutt’altro che raro l’uso di espressioni sessiste e misogine anche nelle aule parlamentari e si è arrivati, in politica, perfino a invocare lo stupro per colpire le avversarie. Lo vivo sulla mia pelle, dunque è un fenomeno che conosco, purtroppo, bene».

Boldrini ha fatto della lotta alle discriminazioni e la lotta alla violenza il mantra della propria azione politica. Nonostante le difficoltà ci sono momenti che riscattano la grande fatica come ad esempio la ratifica della Convenzione di Istanbul all’unanimità. «Uno dei momenti più belli della scorsa legislatura. Con questa convenzione abbiamo introdotto un principio fondamentale: la violenza verso le donne è una violazione dei diritti umani e quindi non è più un fatto solo privato, ma gli Stati hanno l’obbligo di arginare questo fenomeno».

Il gender gap e la trappola delle pensioni

La convenzione di Istanbul e la sua ratifica sono stati un passaggio che ha toccato anche la professoressa Elsa Fornero, all’epoca ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, con delega alle Pari opportunità. «La Convenzione di Istanbul è il risultato di cui sono più orgogliosa. Arrivarci non fu facile: in alcuni ambienti politici si riteneva che quella firma avrebbe infastidito “oltre Tevere” per l’esplicito riferimento della Convenzione al termine “gender” e al timore di chissà quali porte esso avrebbe potuto aprire. Decisi perciò di tenere il punto, anche se passai una notte insonne paventando un possibile freno del presidente Mario Monti. Il “freno” non fu schiacciato e la mattina dopo partii per Strasburgo, convinta di contribuire a un importante tassello del mosaico della parità».

La professoressa Fornero si sofferma su due passaggi importanti del suo mandato da ministra: «Ritengo di avere realizzato due obiettivi, magari piccoli, ma rilevanti. Sono l’introduzione dei “voucher baby sitter” e l’obbligo del congedo di paternità. Diversamente da oggi, i vincoli di bilancio erano allora molto stretti e a me era sempre chiesto di tagliare la spesa, non di aumentarla. Ma ce la facemmo».

Un punto della questione di genere molto discusso degli ultimi anni è stato il passaggio per l’equiparazione dell’età pensionabile delle donne. Fornero ci tiene a ricordare la “trappola” della compensazione a posteriori (l’accesso alla pensione a un’età inferiore) per una discriminazione praticata a priori (stipendi più bassi, pochi servizi per l’infanzia). Un circolo vizioso che presto o tardi dovremo affrontare e superare per giocare una partita alla pari.

Certo è che se ci fosse, ieri come oggi, un welfare efficiente e un mercato del lavoro meno complicato, la questione previdenziale sarebbe più facile da affrontare. L’avanzamento sui diritti delle donne, come osserviamo, negli anni recenti non è fatto da grandi balzi in avanti, ma di piccoli, decisivi e faticosi passi.

Di questo parla anche Titti Di Salvo, politica di lungo corso,grande alleata delle donne. «Bisogna scardinare gli stereotipi che ne sono la fonte: la maternità e la cura, vissute in solitudine dalle donne. Questo obiettivo ha guidato la mia esperienza parlamentare. Con fatica. Ci sono voluti otto anni per riconquistare la legge contro le dimissioni in bianco, contro il ricatto nel momento dell’assunzione nei confronti delle giovani donne in previsione di una futura maternità. La legge fu infine approvata nel 2015, nel Jobs act, per sottrarla all’esito incerto della discussione parlamentare. Analogicamente il riconoscimento dell’assenza obbligatoria di maternità ai fini del premio azien dale, negato alle donne incinte, è avvenuta per la stessa ragione tra le pieghe della legge di bilancio. Come pure l’impegno sul congedo obbligatorio di paternità».

Serve cambiare punto di vista

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Emma Bonino senatrice di +Europa.  (photo by Marco Piraccini/Archivio Marco Piraccini/Mondadori Portfolio via Getty Images)

Enormi, continue, indefesse contrattazioni a ogni legge di bilancio, a ogni occasione parlamentare utile. Diritti nuovi, diritti antichi, lotte per guadagnare anche solo qualche metro in più, sono la “condizione naturale” anche di Emma Bonino, senatrice di +Europa,da sempre accanto alle donne, sia che si guardi al passato, sia che si guardi al presente o al futuro. Emma Bonino, come in molte sanno, è attivissima in Italia come a livello internazionale, in Africa e in Medio Oriente, con le immigrate in Italia. Una sua grande battaglia è quella contro le mutilazioni genitali femminili. I diritti delle donne necessitano di anni di lotte e campagne ovunque.

«Prendiamo la lotta alle mutilazioni genitali femminili, che ho portato avanti con Non c’è pace senza giustizia. Pratica brutale: il fatto che venga praticata su bambine, spesso neonate, contribuisce a stimolare la sensibilità delle persone. Eppure ci sono voluti anni di campagna perché finalmente l’organo rappresentativo degli Stati in seno alle Nazioni Unite le mettesse al bando come una violazione dei diritti umani da vietare in tutto il mondo». In Italia l’impegno per i diritti delle donne immigrate è un suo pallino fisso. Giustamente.

«Mi batto affinché anche sotto il profilo del lavoro alle immigrate sia concessa la regolarizzazione. Ho apprezzato la spinta innestata sulla regolarizzazione dei lavoratori stranieri del settore agricolo, avviata dalla ex ministra Bellanova. Ma ora, con la pandemia, serve guardare anche a colf e badanti». Che si consideri il tema della violenza, quello dei servizi di cura e assistenza, il mercato del lavoro, le immigrate, la conquista di ruoli di leadership o le carriere da incoraggiare e rafforzare a tutti i livelli, le intervistate convergono oggi su una urgenza: il Recovery Fund è una straordinaria e forse irripetibile occasione di “riscatto” femminile.

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Valeria Fedeli, senatrice del Partito Democratico . ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

La senatrice del Partito democratico Valeria Fedeli, già ministra dell’Istruzione, ci tiene a soffermarsi su questo. «Per un reale e concreto cambio di passo serve smettere di considerare le donne come una categoria, una fascia debole della società di cui occuparsi attraverso misure ad hoc e di breve respiro». Ed è su questo che dovrebbe intervenire il Piano italiano che sfrutta i fondi europei.

«La differenza che introduce l’approccio mainstream del Piano sta nel porre la prospettiva di genere come elemento che deve attraversare strutturalmente tutte le politiche pubbliche. Perché ciò si concretizzi ci si deve dotare urgentemente di una struttura incaricata di valutare e monitorare l’impatto di genere – già nel momento in cui si scrive la legge e poi nelle sue ricadute effettive – di tutte le politiche pubbliche a cominciare da quelle indicate nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Questa è la scelta che va compiuta per garantire efficacia e qualità all’azione legislativa e per il superamento del gender gap che è la grande sfida e la grande responsabilità della politica oggi per rilanciare crescita e sviluppo innovativo, sostenibile ed equo».

La spinta propulsiva che manca

Sull’importanza di valutare l’impatto di genere delle leggi dalla loro ideazione alla loro effettiva operatività torna la senatrice Bonino: «Questo obiettivo specifico è ricordato da molte di noi e da esperte come la direttrice dell’Istat Linda Laura Sabbadini, da economiste come Veronica De Romanis, Magda Bianco, Maria Cecilia Guerra. Ci sono proposte intelligenti, comuni a molte colleghe, che oggi in larga misura sono riassunte in un manifesto lanciato da oltre 30 organizzazioni femminili e non. Le “Donne per la salvezza – Half of it” in Italia possono arricchire di idee concrete un Piano nazionale che ha bisogno ancora di maggiori dettagli e maggiore forza. E questa forza per il Piano, ma per l’Italia intera, può essere data proprio dalle donne». Avanti tutta.

Le tappe della politica al femminile

2005

Pari opportunità nell’accesso alle cariche elettive nei pubblici uffici. Proposta da Stefania Prestigiacomo. L’avanzamento sui diritti delle donne è fatto di piccoli decisivi e faticosi passi

2009

Legge contro lo stalking che punisce gli autori di atti persecutori. Proposta da Mara Carfagna.

2011

Quote rosa stabilisce quote di genere nei Cda delle società quotate in borsa e a controllo pubblico. Proposta da Lella Golfo e Alessia Mosca.

2012

Mutilazioni genitali La messa al bando da parte dell’Assemblea generale dell’Onu fu approvata anche grazie al lavoro della senatrice Emma Bonino.

Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, qui ricordata da Laura Boldrini.

Congedo di paternità obbligatorio fu inserito per la prima volta nella Riforma del mercato del lavoro delineata dalla ministra Elsa Fornero.

2015

Dimissioni in bianco. Il divieto a ricorrervi da parte delle aziende è stato reintrodotto nel Jobs act, come ricorda Titti Di Salvo.

2020

Assegno per i figli. Dovrebbe entrare in vigore da luglio 2021, ed è inserito nella legge delega detta Family Act proposta da Elena Bonetti.

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