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Microcredito e sicurezza alimentare: così le donne si riprendono i loro diritti - Attualità - D

Scritto da Google News. Postato in Diritti delle donne

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image Donne e sicurezza alimentare: nell’anno di Expo, riflettere su questo binomio è quanto mai importante, specialmente con riferimento a quelle che vivono in Paesi in cui, a causa di discriminazioni di genere, ci si ammala e si fa la fame. Per queste donne, avviare un'attività in proprio può significare generare benessere per la famiglia e la comunità. Per loro, così lontane e così vicine alle italiane nei problemi legati alla crescita dei figli e al mantenimento della famiglia, impegnarsi in un progetto del genere significa avviare un cosiddetto processo di empowerment, termine sempre più spesso usato per indicare il miglioramento delle condizioni di vita della donna attraverso una crescita della propria autonomia, decisionale ed economica.

Di questo si occupano realtà come Fondazione Un Raggio di Luce onlus e Fondazione Pangea onlus, ed è per parlare di questo che pochi giorni fa hanno organizzato, all’interno di Expo, il dibattito "Donne, sicurezza alimentare e microfinanza", parte del progetto "Finance for food. Microfinanza e finanza sostenibile per il diritto al cibo”, in Cascina Triulza. Un workshop internazionale su sicurezza alimentare, empowerment femminile e microfinanza in aree svantaggiate (in particolare India e Nepal) durante il quale si è cercato di rispondere a domande affascinanti e difficili. La microfinanza è sempre stato uno strumento privilegiato per le donne rispetto all'accesso al credito, ma cosa succede dopo la fine di un finanziamento? L'accesso al credito garantisce un percorso di responsabilizzazione sufficiente per assicurare una sicurezza alimentare sostenibile nel tempo? Quali forme di microfinanza sono in grado di garantire sicurezza economica alle donne nel lungo periodo? Esistono modelli alternativi di tipo mutualistico basati sullo sviluppo dell'empowerment e dell’autonomia economica e sociale delle donne, capaci di dare risposte nuove?

Per affrontare queste questioni sono intervenute Sabrina Aguiari, (phd Tulane University), che ha parlato di donne e sicurezza alimentare; Smita Premchander, (Sampark NGO), intervenuta sulla microfinanza e l'accesso alle risorse produttive e sulle buone pratiche delle cooperative di risparmio e credito in India; Paola Ciardi, (Un Raggio di Luce) che ha illustrato un progetto di microfinanza e sviluppo agricolo per la sicurezza alimentare in Nepal; Maria Hartl (IFAD, Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo), che ha affrontato l’argomento della responsabilizzazione femminile in aree rurali.

Le donne, hanno sottolineato le relatrici, rappresentano la metà della popolazione ma nonostante questo hanno difficoltà a percepire reddito, a essere proprietarie di beni e capitali, a trovare un lavoro. Di conseguenza, possiedono solo una minima parte della ricchezza mondiale. “Dobbiamo riflettere sul tema – spiega Simona Lanzoni, vicepresidente di Pangea - e, come ha spiegato Aguiari, non dare nulla per scontato. Il fatto che le donne si occupino da sempre della cucina non ha permesso loro, ricorda Aguiari, di diventare grandi chef, e questa perdita di valore nel riconoscere il loro ruolo in tale campo è parte del problema delle discriminazioni di genere. La verità è che non si vuole valorizzare il lavoro delle donne in famiglia e fuori, a partire dall’impegno che ruota intorno al cibo. Il pasto consumato va preparato, concepito e integrato con i fabbisogni alimentari e di nutrimento degli individui a seconda di dove si vive, e si integra alla produzione locale, alle politiche agricole e alimentari di un Paese. Per questo – continua Lanzoni - si dovrebbe superare il concetto di sicurezza alimentare e parlare di sovranità alimentare”.

image Al centro del workshop, parte di un ciclo di cinque appuntamenti promossi da RITMI e dal Forum per la Finanza Sostenibile, è stato dunque messo il collegamento tra sicurezza alimentare, donne e modelli alternativi di microfinanza di tipo mutualistico. È necessario declinare la questione – continua Lanzoni - attraverso un’analisi di quanto valore economico e sociale le donne producono attraverso il cibo. Se nel mondo, sin da quando sono bambine di tre anni, passano la maggior parte del tempo a recuperare gli elementi che servono per preparare i pasti, trovare la legna per il fuoco, o l'acqua, o i cereali, la carne, i vegetali, la frutta, impegnandosi a processare gli elementi per farli diventare pasto, di certo non hanno tempo per lavorare fuori casa o produrre altre cose per venderle, e non possono acquisire reddito, bene dal quale deriva la capacità di risparmiare e acquistare beni, scegliere come impiegare il proprio denaro, e quindi come migliorare la propria condizione di vita”.

Nelle varie tradizioni culturali, spiega ancora Lanzoni, le donne sono le ultime a mangiare: prima si riempie il piatto agli uomini, poi alle persone anziane, poi ai bambini e infine ciò che resta è per colei che ha cucinato. “Come fondazione Pangea – continua - abbiamo lavorato attraverso il microcredito permettendo alle donne di sviluppare la capacità di risparmio e le proprie potenzialità imprenditoriali, sia in aree rurali che urbane. Quando non hanno particolari “skills” per avviare una impresa, le donne iniziano sempre da attività legate all’alimentazione: coltivano vegetali, investono in pozzi d'acqua, in strumenti agricoli e sementi, in magazzini per stoccare e processare i prodotti agricoli, preparano il cibo e lo vendono in bancarelle ambulanti o in ristorantini o negozi alimentari”.Il cibo non è insomma solo uno dei primi ambiti in cui investono per fare microcredito e microimpresa ma anche il primo risultato che ottengono se gli affari vanno bene, qualcosa che migliora subito la qualità della loro vita e permette loro di guadagnare di più. “Le donne, con i primi risultati – ha aggiunto Premchander durante l’incontro - iniziano a nutrire meglio i figli, la famiglia, se stesse, e quindi riacquistano non solo la salute ma anche l’autostima. L'alimentazione è insomma un vero indicatore di impatto sociale. Con Pangea abbiamo collaborato a un progetto che ha coinvolto, nell'arco di nove anni, 13mila donne in attività di microcrocredito, microimpresa e formazione in India, nel distretto rurale di Koppal e nello stato del Karnataka, e vorremmo replicare il tutto, perché si è rivelato un modello innovativo, basato su cooperative che risparmiano e fanno tra loro credito, sull'empowerment e non sulla dipendenza dalle istituzioni di microfinanza. E neanche, ovviamente, da noi". 

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