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A Benevento la Giunta sostiene gli antiabortisti e nel 2014 tocca ancora difendere la legge 194

Scritto da Google News. Postato in Diritti delle donne

07 Gennaio 2015 - Opinionidi Teresa Simeoneimage

Mai si sarebbe immaginato, nel terzo millennio, di tornare di nuovo a difendere la legge 194 e a dover ricordare il principio di laicità dello Stato, garantito dalla Costituzione, che, in obbedienza al pluralismo delle posizioni, condanna la prevalenza di un orientamento religioso rispetto a un altro. Personalmente non avrei creduto di doverlo fare a Benevento, in seguito alle decisioni di una giunta comunale in favore degli antiabortisti, una giunta, sulla carta, laica e progressista che conta presenze femminili, sicuramente attente alle implicazioni che ogni scelta amministrativa comporta (clicca e leggi l'articolo del Vaglio.it).

Sorvoliamo su come tale principio nei fatti sia stato a livello nazionale di volta in volta negato dalle ingerenze ecclesiastiche nella vita politica e dai tentativi di influenzare il voto nel caso di temi particolarmente sensibili. Riconosco, infatti, che sia legittimo che il clero si rivolga ai propri fedeli e li esorti a prendere una posizione coerente con i principi cristiani; illegale, però, che lo Stato non assicuri a tutti i suoi cittadini eguale trattamento e, nella fattispecie, la libertà di scegliere della propria esistenza.

E tale scelta va garantita, come ha ricordato a marzo scorso Il Comitato europeo dei diritti sociali (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/08/aborto-il-consiglio-deuropa-boccia-litalia-viola-i-diritti-delle-donne/906932/) che ha rimproverato l’Italia perché l’elevato numero di medici obiettori di coscienza viola i diritti delle donne che, alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza. La legge, infatti, riconosce ai medici il diritto di obiettare, ma è chiarissima sul fatto che la struttura pubblica deve assicurare comunque il servizio alle donne che vogliano interrompere una gravidanza. Tutto nel rispetto di una visione laica della società.

È davvero anacronistico allora che si debba difendere la laicità. Lo è per chi, vivendo nel terzo millennio, dovrebbe essersi emancipato dai fantasmi dell’intolleranza, dalla caccia agli eretici e dalle lotte integraliste del passato; per chi è figlio di quell’Illuminismo che ha affrancato l’Europa dalle subdole insidie del fondamentalismo religioso; per chi continua a studiare un passato che ha lasciato l’Europa del Seicento devastata dalle guerre di religione e guarda con raccapriccio ai nuovi integralismi che inquinano i rapporti tra i popoli in Medioriente; per chi cerca di indicare la differenza tra dimensione religiosa e dimensione civile distinguendo tra peccato e reato, distinzione che caratterizza una democrazia da una teocrazia. Il principio di laicità non nega ai cattolici di fare le proprie scelte in piena serenità ma assicura a tutti, cattolici, protestanti, testimoni di Geova, atei e agnostici di decidere della propria vita: è un concetto talmente semplice, nella sua giustezza, da dover essere ancora esplicitato?

Eppure quotidiani sono gli attacchi alla libertà di tutti, in nome della libertà di pochi.La vita è sacra: sostengono gli antiabortisti. La vita è sacra: sostengono anche i difensori della legge 194. Non c’è alcuna distanza su questo, né la legge si sognerebbe mai di benedire un aborto. E allora perché nel 1978 il paese Italia si è pronunciato a favore della 194, respingendo il referendum abrogativo? Per invitare le donne ad abortire? Per affermare il principio che l’omicidio è legale? Per indurre a preferire come metodo contraccettivo un intervento altamente lesivo dell’intimità femminile? O invece per rendere le donne finalmente libere di poter decidere del proprio corpo, di non essere ricattate da uomini brutali, di gestire autonomamente la propria sessualità? Forse neppure per questo: è certo, però, che la legge 194 è stata approvata per difendere le donne da pratiche scellerate e permettere loro di interrompere una gravidanza non voluta con tutte le garanzie mediche e sanitarie degne di un paese civile.

È una legge che libera dai pericoli della clandestinità e consente di essere protette in strutture pubbliche dalle setticemie, barbariche mutilazioni, devastazioni dell’utero cui purtroppo il ricorso alle “mammane” di antica memoria esponevano le donne quando, disperate, erano disposte a qualsiasi sofferenza pur di sottrarsi a ciò a cui una gravidanza indesiderata spesso le destinava, non ultima l’esclusione sociale o una vita di sacrifici e solitudine.Che esagerazione, dirà qualcuno che non sopporta nemmeno per qualche minuto il dolore di un mal di testa e che ricorre a un analgesico appena avverte una fitta alla schiena!

E d’altronde non è un caso che molti degli avversari della 194 siano uomini; a costoro, brutalmente, ma sinceramente, vorrei chiedere: cosa provereste se qualcuno infilasse nel vostro organo genitale un ferro da maglia e lo spingesse in profondità per raschiare quello che c’è dentro? Cosa provereste se un ignorante, senza alcuna competenza medica, lo facesse in una stanza infetta e priva di igiene? E cosa provereste se tutto questo avvenisse senza anestesia? Sapreste resistere al dolore fisico? Credereste di salvarvi dallo scempio che potrebbe compiere tale persona incompetente? Sareste sicuri di non contrarre una setticemia e di riuscire a sopravvivere? E a sopravvivere senza conseguenze fisiche e psicologiche?

Se vi ritenete abbastanza forte da resistere, provate ancora a pensare se tutto questo accadesse a vostra figlia, per un rapporto che il fidanzatino non avrebbe voluto o saputo proteggere, vuoi per incoscienza o immaturità o egoismo, e poi rispondete, nella sincerità della vostra coscienza, se veramente si starebbe meglio se chiudessero tutti i consultori e venisse abolita la legge 194!

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