Stampa

Aborto: il risveglio delle coscienze di fronte alla cultura della morte. - di Emilio Giuliana

Scritto da Google News. Postato in Diritti delle donne

«Io la penso così» – la rubrica dedicata ai lettori – (invia a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Egregio Direttore,

ho ripensato ad alcune frasi di esponenti importanti della cosiddetta Prima Repubblica, quella nata dopo la tragica Seconda Guerra Mondiale con il referendum popolare del 2 giugno 1946.

PubblicitàimagePubblicità

Aldo Mori, Alcide Degasperi , Sandro Pertini, Ugo La Malfa, Enrico Berlinguer, Mino Martinazzoli, Bettino Craxi, Luigi Einaudi sono uomini di vari pensieri politici, alcuni protagonisti anche nell’Assemblea Costituente.

Tutti loro sono uniti da valori che possiamo definire universali, quali la libertà e la dignità di ogni essere umano, l’uguaglianza, il rispetto e la solidarietà che deve esservi in ogni comunità, piccola o grande che sia.

Certo, nei decenni della Prima Repubblica italiana gli errori furono molti. Ma quello che mi rimane nei molti ricordi di quel tempo, specie degli Anni ’70 in cui io feci il liceo, a me oggi sessantenne, è il livello culturale e persino filosofico che accompagnava il dibattito della politica.

La Prima Repubblica non è stata certamente tutto oro che luccica, ma la politica sapeva sempre offrire parole e visioni illuminanti, giustamente diverse, ma tutte animate da una solida prospettiva di un maggior e più equo benessere nella nostra società. In tutto e tutti era viva la salvaguardia di doveri e diritti universalmente riconosciuti.

E oggigiorno? Qual è il panorama che la politica italica ci offre? Ne siamo soddisfatti?

Dobbiamo premettere che i partiti della Prima Repubblica sono scomparsi. Travolti e distrutti da quei fenomeni chiamati “tangentopoli” e “mani pulite”. Il finanziamento di tutti quei partiti, sia di maggioranza che di opposizione, fu riconosciuto solo da pochi come irregolare se non illegale fino agli anni ’90.

Vi fu chi pagò un prezzo altissimo e chi continuò a calcare le sale parlamentari come nulla fosse accaduto.

In questi ultimi 25 anni si sono succedute più stagioni politiche, sono apparsi nuovi protagonisti. I principi democratici più basilari che sostenevano i partiti sono venuti meno. Spesso prevale l’unica voce di un leader, più o meno riconosciuto tale, se non l’illusione di una democrazia pilotata da una piattaforma e da pochi privilegiati.

La globalizzazione e la crisi finanziario-economica che ha colpito dal 2007 la parte occidentale del mondo, seppur con diverse intensità, hanno da una parte liberato dalla miseria qualche miliardo di persone, ma al tempo stesso hanno ampliato drammaticamente la forbice sociale nelle Nazioni sin qui ritenute più progredite.

Alla ricchezza di pochi si contrappone la povertà di molti. Se, ad esempio, prendiamo a riferimento il reddito medio pro-capite della Comunità Europea, oggi in Grecia, Portogallo, Italia, Spagna e Francia sono la maggioranza le persone che vivono sotto quel livello. In Italia addirittura sono oltre il 60%.

Nel mentre negli USA si è mantenuta una politica espansiva, supportata anche da anacronistici dazi sulle importazioni, in Europa è prevalsa una politica monetaria assai restrittiva. Ecco come da qualche anno a questa parte hanno conquistato molti favori i partiti populisti, nazionalisti e xenofobi, capaci di promettere molto, ma sin qui di dare ai cittadini assai poco.

Accanto ad un sempre più diffuso malessere sociale, stanno emergendo gruppi e movimenti radicali e violenti, sia di estrema destra che di estrema sinistra.

Non vi è alcun dubbio che le elezioni europee della imminente primavera saranno “a rischio”.

L’onda del populismo e degli egoismi nazionalistici è molto alta, potente e persistente. Cosa fare?Quale efficace antidoto mettere in campo? Chi ha a cuore la democrazia non può più stare zitto. Il silenzio è sinonimo di complicità

Senza alcuna nostalgia del passato, personalmente non vedo altro tentativo da perseguire che quello di mettere attorno ad un tavolo i nuovi interpreti dei vari filoni del pensiero popolare, laico e riformista, chiedendo loro di costruire un breve e chiaro Manifesto di rilancio di una politica europea e dei singoli Stati.

Il tempo non è molto. Il lavoro in tal senso sarà inevitabilmente lungo. L’obiettivo richiede narratori e testimoni assolutamente credibili. C’è vitale bisogno di recuperare l’etica della politica. Vi è necessità di chiarezza, di umiltà, di partecipazione, di passione.

Ad ognilivello comunitario e istituzionale le scuole politiche non possono soccombere e non devono abdicare al loro compito storico di salvare la nostra civiltà e di dar fiato e vita con forza e fiducia ad una nuova rinascita.

Del resto alla politica, quella nobile, ogni cittadino chiede di essere rappresentato e tutelato nei propri obiettivi di vita, nelle speranze proprie e della propria famiglia, nei momenti di difficoltà e di bisogno, nella libertà propria e dei propri cari.

Egli non seguirebbe le grida, le menzogne e l’ignoranza di chi oggi gioca sull’infausto mediatico teatro della politica, italiana e non, se solo avesse la possibilità di confrontarsi serenamente e di contribuire concretamente alla realizzazione di un nuovo sogno.

Paolo Farinati

Pubblicità
image
Pubblicità

Fonte (click per aprire)

Aggiungi commento

I commenti sono soggetti a moderazione prima di essere pubblicati; è altrimenti possibile avere la pubblicazione immediata dei propri commenti registrandosi ed effettuando il login.


Codice di sicurezza
Aggiorna