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SuperAbile INAIL - Donne con disabilità, il 32% ha subito una forma di violenza. I primi dati di “Vera”

Scritto da Google News. Postato in Diritti delle donne

Fish presenta i primi dati della rilevazione avviata due mesi fa: delle 476 donne con disabilità che finora hanno risposto, 153 ha subito violenza, nell'80% dei casi commessa da persona nota alla vittima. Solo il 34,4% delle donne dichiara di aver reagito

ROMA – Le donne con disabilità subiscono spesso abusi e violenze: aiutarle a rompere il silenzio è l'obiettivo di “VERA” (Violence Emergence, Recognition and Awareness), iniziativa della Fish, nell'ambito della quale due mesi fa è stato lanciato il questionario online per rilevare le dimensioni del fenomeno. Rivolto a tutte le donne con disabilità, che abbiamo o meno subito violenza, il test è stato fino ad oggi compilato da 476 persone e i primi risultati sono stati presentati ieri dalla Fdish, in occasione dell'incontro “Donne con disabilità, violenze e abusi: basta silenzi!”  153 donne con disabilità su 476, pari al 32,1% del totale, dichiara di aver subito una qualche forma di violenza da parte del partner attuale o di un ex, di un familiare, di un conoscente, di uno sconosciuto o di un operatore. Se però si considerano le domande inerenti le singole forme di violenza, quali l’isolamento, la segregazione, la violenza fisica e psicologica, le molesti sessuali, lo stupro, la privazione del denaro, si nota che a rispondere affermativamente, quindi a dichiarare di averlo subito, sono 314 donne su 476, pari al 66% del totale. Quindi il doppio rispetto a quanto rilevato usando la definizione generica di “una qualche forma di violenza”, ad indicare che molto spesso le stesse donne fanno fatica a riconoscere e definire come “violenza” un atto che le danneggia ma che non sia di natura prettamente fisica o sessuale.  Gli autori delle violenze sono, nell'80% dei casi, persone note alla vittima, con diversi gradi di vicinanza. In circa il 50% dei casi si tratta di una persona affettivamente vicina, ossia il partner, attuale o passato, o un altro familiare; nel 22% si tratta di un conoscente e nel 7,5% di un operatore, e con questo termine intendiamo una persona che assiste professionalmente la donna con disabilità, badanti, assistenti personali, operatori sociali, terapisti, o anche educatori o altro personale. Nel restante 20,9% dei casi l’autore della violenza è uno sconosciuto. Solo il 34,4% delle donne che dichiarano di aver subito una qualche forma di violenza tra quelle indicate affermano di aver reagito di fronte a tali violenze. Sui dati proseguirà ora sia la raccolta che l’analisi approfondita.   Una situazione preoccupante sotto il profilo culturale, delle politiche, della consapevolezza. Gli interventi, introdotti dal presidente Fish Vincenzo Falabella e animati da Silvia Cutrera, componente della Giunta Fish e del Gruppo Donne Fish, ne hanno evidenziato le diverse peculiarità, lacune, aspettative, istanze. Nell'occasione, è stato presentato il breve docufilm “Silenzi interrotti”, di Ari Takahashi, realizzato in queste settimane e che racconta in modo asciutto ma implacabile le vicende di alcune donne e ragazze con disabilità evidenziando le forme di violenza e di discriminazione multipla di cui sono vittime.  E sul fronte Ue le preoccupazioni sono del tutto omogenee. Ne ha espresso il contesto e le raccomandazioni Gunta Anča, donna con disabilità, vice presidente di European Disability Forum e membro del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), organismo per il quale è stata la relatrice del parere sulle donne con disabilità in Europa che al centro pone il contrasto agli abusi, alle violenze, alla discriminazione multipla. Ed è su quest’ultima che Anča rileva come anche a livello di indicazioni Ue vi siano alcune debolezze; ad esempio sia nella Strategia per le disuguaglianze di genere che nella Strategia sulla disabilità non c’è riferimento specifico alle donne con disabilità e prosegue con un appello: nel 2019 vi sono le consultazioni per il rinnovo del Parlamento Ue; eleggere donne con disabilità, che sono poco rappresentate nelle istituzioni, aiuterebbe a far sentire la loro voce e conoscere le loro istanze.   Nei loro interventi le parlamentari presenti hanno raccolto le indicazioni e le testimonianze. Annamaria Parente, senatrice che ha anche supportato l’iniziativa svolta in una sala di pertinenza del Senato, ha anticipato la ricostituzione a Palazzo Madama della Commissione di inchiesta su femminicidio e violenze di genere che, a fronte degli elementi anche odierni, terrà in considerazione la significativa variabile della disabilità. Concordi Lisa Noja ed Elena Carnevali: uscire da questo incontro per portare il fenomeno all’attenzione del Parlamento e giungere ad un riconoscimento della discriminazione multipla individuando anche politiche specifiche di contrasto e a favore delle pari opportunità. Intenzionata e disponibile a raccogliere informazioni ed elaborarle anche la senatrice Simona Nocerino.  Nunzia Coppedè, storica esponente di Fish, ha ricordato con decisione come la federazione abbia segnato un punto di svolta, approvando una specifica mozione all’ultimo congresso e ponendo al centro i diritti umani e di pari opportunità delle bambine, ragazze, donne con disabilità di cui l’indagine VERA, il docufilm, le collaborazioni avviate, lo stesso incontro di oggi sono i primi favorevoli esiti. Ma sono solo l’inizio di una strategia più ampia che ha necessità di condivisione e determinazione. Oltre ai dati e alle lacune, si dispone oggi anche di atti di orientamento a partire dal Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’Unione Europea.

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