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IL VALORE SOCIALE DELLA MEMORIA: COME "LA GUARDIANA" RISCRIVE LO SPAZIO DELLA TERZA ETÀ

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Qual è il valore sociale della memoria storica e personale quando questa rischia di svanire? Nel suo lucido romanzo d'esordio "La guardiana" (Garzanti), Caterina Battilocchio affronta il tema della terza età da una prospettiva inedita, ponendo l'accento sul potere terapeutico e civile della narrazione all'interno delle strutture di assistenza.È qui che il romanzo compie una magia, ribaltando lo stereotipo della casa di riposo come luogo di fine percorso e ridefinendolo come immenso archivio di storie viventi.
La trama segue la vicenda di Mora, una trentatreesima in stallo esistenziale che trova impiego in una residenza per anziani nella Maremma Laziale. La struttura non viene dipinta come un luogo d'attesa passiva, bensì come un laboratorio attivo di biografie.
Dal punto di vista sociologico e umano, l'opera evidenzia tre aspetti chiave della valorizzazione del racconto:
  • Riconoscimento dell'identità: La narrazione autobiografica restituisce centralità e dignità all'individuo anziano, contrastando l'invisibilità sociale.
  • Scambio intergenerazionale: La protagonista si assume la responsabilità di "archiviare" e trascrivere queste esistenze, creando una continuità storica tra passato e presente.
  • Funzione terapeutica: L'ascolto attivo si rivela uno strumento a doppia via; cura il senso di isolamento degli ospiti e offre a Mora gli strumenti emotivi per decifrare un antico segreto della propria famiglia.
Il romanzo della Battilocchio solleva una riflessione cruciale sul nostro tempo: considerare le residenze per anziani non come ambienti a fondo perduto, ma come patrimoni di esperienze indispensabili per comprendere chi siamo.
 
 
 

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