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L’EREDITÀ DI LUISA MURARO: IL PENSIERO DELLA DIFFERENZA COME BUSSOLA PER IL FUTURO

luisa muraro fondatrice libreria delle donne addio 13.6.26

 

Si è spenta oggi a Milano, all’età di 86 anni, Luisa Muraro. Con lei non scompare solo una delle figure più lucide, radicali e coraggiose della filosofia contemporanea, ma si chiude un capitolo fondamentale della storia del femminismo italiano. Eppure, ridurre la sua figura a un tassello del passato sarebbe il modo peggiore per ricordarla. Luisa Muraro ci lascia un pensiero vivo, una cassetta degli attrezzi concettuale che continua a interpellare il nostro presente.

Nata nel 1940, Muraro ha legato indissolubilmente la speculazione filosofica alla pratica politica. È stata l'anima pulsante della Libreria delle Donne di Milano – fondata nel 1975 e diventata crocevia di generazioni di donne – e, successivamente, della comunità filosofica Diotima presso l'Università di Verona.

Oltre l'emancipazione: la rivoluzione della differenza

Il contributo più dirompente di Luisa Muraro è stato lo sviluppo del femminismo della differenza sessuale. In un’epoca in cui il dibattito si concentrava quasi esclusivamente sull'emancipazione e sulla parità di diritti all'interno di un sistema maschile, Muraro ha ribaltato la prospettiva.

Per la filosofa, l’obiettivo non doveva essere l'omologazione a un modello preesistente, ma la valorizzazione dell'esperienza e dell'originalità femminile. Opere come L’ordine simbolico della madre (1991) hanno ridefinito la genealogia femminile, invitando le donne a trovare una propria autorevolezza e un proprio linguaggio, senza mediazioni o concessioni al patriarcato.

Il valore della relazione e della parola

Ciò che rendeva unico il pensiero di Muraro era la sua aderenza alla realtà. La sua non è mai stata una filosofia astratta o accademica. Al centro della sua visione c'era la pratica del partire da sé e la centralità delle relazioni umane e politiche tra donne, l'unico spazio in cui la libertà poteva farsi concreta.

Oggi la sua scomparsa lascia un grande vuoto, ma anche un compito preciso per chi scrive, pensa e fa politica: non smettere di decostruire il linguaggio e l'ordine simbolico dominante per fare spazio a nuove forme di libertà.

Grazie, Luisa. La tua lezione continuerà a camminare sulle nostre gambe.

 

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