cosa è cambiato dieci anni dopo Radio Città Fujiko -
È il 17 dicembre 2010. In una cittadina della Tunisia il ventiseienne venditore ambulante Mohammed Bouazizsi dà fuoco in segno di protesta contro i soprusi che la sua generazione e non solo stava subendo da parte del regime di Zine El-Abidine Ben Ali. Questo gesto divenne simbolo di una contestazione che iniziò nel 2011 riversandosi nelle strade per denunciare e combattere disuguaglianze, corruzione e repressione e che prese il nome di primavere arabe. Quest’anno, nel 2020, ricade il decimo anniversario di questo movimento.
Come racconta ai nostri microfoni Giuseppe Acconcia, docente di Media e Movimenti sociali in Medio Oriente all’Università di Padova, «le prime proteste si sono svolte in Tunisia seguite poi da quelle a Il Cairo il 25 gennaio 2016, – data che non suona nuova a noi italiani essendo il giorno della sparizione di Giulio Regeni proprio a Il Cairo – con la grande manifestazione a Piazza Tahrir che poi ha aperto la strada a diciotto giorni di occupazione della piazza». La folla inondò le strade, gli studenti occuparono le università fino a che le proteste dei civili condussero, l’11 febbraio 2011, alle dimissioni dell’ex presidente Mubārak.
«Purtroppo da quel giorno le cose sono andate male», commenta Acconcia. Focalizzando l’attenzione sul caso dell’Egitto infatti, dopo un anno di governo dei Fratelli Musulmani con l’ex presidente Mohamed Morsi, il 3 luglio del 2013 ha visto il Paese e le sue precedenti lotte cadere sotto un il colpo di stato militare che «ha portato l’Egitto indietro nel tempo». Con un salto in avanti nel tempo, l’Egitto di oggi è ancora lontano da un proprio equilibrio politico e sociale interno. Come spiega Acconcia infatti, «ora abbiamo un regime militare, e il caso Regeni ne è un esempio. Ci sono continue sparizioni forzate, continui arresti e continue violazioni dei diritti umani». Secondo Amnesty International sono 60mila i prigionieri politici in Egitto e in una pubblicazione risalente ad agosto 2020 l’Ong scrive: «il governo non ha rilasciato i difensori dei diritti umani detenuti esclusivamente per aver espresso le proprie opinioni né migliaia di altri detenuti in regime di detenzione preventiva, molti dei quali affrontano accuse di “terrorismo” eccessivamente vaghe con la preoccupazione di violazioni di un equo processo».«Ci sono continue condanne a morte e casi eclatanti ancora irrisolti come quello di Patrick Zaky e tanti altri attivisti per i diritti umani che continuano a marcire nelle carceri egiziane» afferma Acconcia.
Spostandoci geograficamente, paesi come la Siria e la Libia hanno mostrato poi i terribili risultati delle numerose proteste che, come ci racconta Acconcia, hanno «completamente dilaniato questi luoghi, gettandoli nel caos e nei quali si è combattuta una guerra per procura che ha visto coinvolte tante potenze straniere». La Libia ha infine visto prevalere sul suo territorio una frammentazione tribale, mentre la Siria duramente colpita da una forte repressione governativa ha assistito alla nascita dell’Isis. «Unico caso positivo – prosegue il docente – o che comunque ha avuto un risultato che possiamo considerare rispondente in parte alle aspettative dei giovani, delle donne, degli operai, dei migranti, tutti coloro che si sono mobilitati nel 2010/2011 lo si è avuto per la Tunisia, dove si è avviato un discorso di transizione democratica e sono state fatte delle libere elezioni, con un presidente eletto e una Costituzione che è più aperta rispetto ad esempio ai diritti ereditari delle donne». Secondo Acconcia dunque, in questo particolare caso si è assistito a un discorso «di coalizioni, alleanze e di dialogo tra partiti laici e partiti islamisti che non c’è stato in altri paesi».
Queste conquiste geograficamente mirate sono però ben lontane dalla conquista più generale di una democrazia pacifica e di un ordine interno politico e sociale. Come affermato da Acconcia infatti, quello a cui stiamo assistendo tutt’ora è un trascinarsi di «luci e ombre, soprattutto ombre se guardiamo al caso egiziano».
Francesca Chiamenti
ASCOLTA L’INTERVISTA A GIUSEPPE ACCONCIA:
