Islam e donne, convegno Cisl "Noi portatrici di integrazione"
Imam e guide religiose), Sandra Zampa (Deputata al Parlamento italiano), Marina Molinari (Segretario Cisl Parma Piacenza), Elisabetta Musi (Ricercatrice di Pedagogia Generale e Sociale
"Noi dobbiamo proporre un'alleanza tra donne - dice l'onorevole Pd Zampa -, perché l'integrazione, che è il vero traguardo al quale dobbiamo mirare, passa attraverso le donne. Sono le donne immigrate il vero tramite con la nostra società: sono loro che si occupano dei figli, li seguono anche a scuola, sbrigano commissioni. e' un passaggio fondamentale, per cogliere la sfida che adesso stiamo affrontando, quella di vincere il terrorismo, che vede come nemico principale quel mondo moderato di cui noi facciamo parte. Riprendo le parole di Emma Bonino: dobbiamo batterci per i diritti delle nostre sorelle, in questo modo avremo vera integrazione".
"Questo mio breve contributo - prosegue - prende la propria ispirazione da alcune linee culturali che la Segretaria della Cisl nazionale Annamaria Furlan ha recentemente espresso durante un incontro del gruppo dirigente della Cisl, da queste indicazioni anche noi come territorio di Piacenza e di Parma abbiamo cercato di trarre spunti per capire cosa possiamo fare - anche nelle nostre comunità locali - per affrontare questa fase di tragica lacerazione del nostro tempo e quale contributo dare, attraverso anche le nostre donne, alla convivenza civile, ancor più necessaria in tempo di crisi economica e lavorativa".
"Noi crediamo fortemente che le donne possano dare un notevole contributo alla realizzazione di un clima di pace e di coesione sociale. Infatti - dice - la pace e la stabilità politica ed economica anche in Europa sono andate di pari passo con l’affermarsi dell’emancipazione delle donne e con la creazione di spazi di maggiore uguaglianza fra uomini e donne che è avvenuta particolarmente nel corso del 900, in un percorso graduale e conquistato, percorso che ancora oggi non è compiuto. Tanta strada resta da fare: per esempio, il reddito medio di una donna anziana è più basso del 30% rispetto a quello medio di un uomo coetaneo, dice l’ISTAT, e anche per le meno anziane la situazione reddituale soffre il gap di genere. Tragiche lacerazioni del nostro tempo, dicevo… l’idea di affrontare questo tema oggi è nato proprio alla fine dell’anno scorso quando ci sconvolse la notizia del rapimento di oltre 200 studentesse in Nigeria da parte di Boko Haram, studentesse rapite, costrette a sposarsi, a convertirsi all’Islam, a subire sevizie e soprusi e spesso uccise, in caso di ribellione".
"Da lì è partita la nostra riflessione e in queste nostre discussioni scoprivamo spesso di conoscere pochissimo di questi temi, di avere noi stesse probabilmente tanti pregiudizi derivanti dalla mancata conoscenza, di non sapere bene come vivono le donne di fede musulmana in mezzo a noi e cosa loro pensassero di noi. Abbiamo comunque sicuramente capito che le donne di fede musulmana che vivono nella nostra comunità sono le prime danneggiate dall’esplosione delle violenze a cui assistiamo attraverso i media, da parte delle centrali terroristiche di Al Qaeda, dell’ISIS e di Boko Haram".
"Esplosione di violenza e di terrorismo che hanno generato nuove paure fra la gente, che hanno fatto inneggiare qualcuno a nuove guerre di religione, hanno presentato l’immigrazione come un attacco alla nostra identità e hanno identificato incautamente e stupidamente la fede islamica con l’aberrazione terroristica dell’ISIS. Non ci possiamo nascondere, inoltre, che nelle aree in cui stanno crescendo i gruppi estremisti sostenitori dell’ Impero islamico, si scontrano non di rado notevoli interessi anche di matrice economica basati su affari legali e illegali".
"Viene naturale sospettare che dietro le violenze commesse in nome della fede vi siano interessi reali molto meno confessabili. Certo è che in questa fase di disordine, di caos sistemico internazionale e di assenza di Governo Mondiale, con la crescita anche di movimenti xenofobi e nazionalisti il rischio di trovarci dentro a una riedizione dello scontro di civiltà è concreto. La questione della governance globale non può più essere elusa".
"A partire, afferma la CISL, dalla riforma dell’ONU e dai poteri di veto che oggi la paralizzano, per avviare un percorso che trasformi l’ONU nella Rappresentanza Democratica Universale del governo mondiale. Si potrà obiettare che si tratta di esercitazioni utopistiche. Ma, se ci pensiamo, anche l’idea di un’Europa unita dopo secoli di conflitti tra potenze europee e dopo l’ecatombe della guerra mondiale, fino a 50 anni fa poteva sembrare un’utopia irrealizzabile. Allora noi crediamo che la prima priorità della politica sia quella di occuparsi del bisogno vitale di sicurezza che si può generare solo da una pacifica convivenza nelle comunità, tra fedi, culture e identità diverse".
"Non dimentichiamo mai che esclusione, solitudine e emarginazione sociale ed anche culturale rischiano di far diventare gli esclusi le reclute più disponibili, i più irriducibili antagonisti della pace in Occidente e i più fieri sostenitori dell’Impero Islamico attraverso la violenza terroristica. Ridurre lo scarto tra immigrati e ambiente, che invece l’integralismo Jiahdista tenta di estremizzare in un abisso incolmabile, attraverso l’accoglienza, il dialogo, la reciproca conoscenza significa migliorare la vita di una comunità e abbattere il rischio di terrorismo di prossimità".
"Non commettiamo gli errori che ha fatto per esempio la Francia, la quale non ha saputo lavorare adeguatamente all’integrazione dei suoi stranieri. Quindi anche noi, qui, a Piacenza dobbiamo continuare a rafforzare l’impegno di ascolto, di mediazione culturale, di confronto tra valori, fedi e tradizioni e lottare contro ogni forma di emarginazione e lo vogliamo fare anche oggi con questo confronto sui bisogni e sui diritti delle donne, italiane e straniere, pensando che alcuni diritti siano di tutti, in quanto umanità, indipendentemente, dal sesso, dalla fede e dal ceto sociale. Presidiare il nostro segmento di dialogo interculturale e di solidale convivenza multietnica è un’operazione che riveste oggi un grande rilievo etico, sociale e politico. E noi lo vogliamo fare anche oggi con le donne e per le donne, che sono da sempre e in tutto il mondo forza di pace".
