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Nessuno metta un bavaglio alla satira, la libertà di espressione non si tocca | Data 24 News | Sondaggio | Media

Scritto da Google News. Postato in Diritti delle donne

Di Monica Gasbarri – Dopo il racconto della cronaca, il dolore per la morte di Charb e dei colleghi, la mobilitazione in Place de la République, ora i media si interrogano: siamo davvero tutti Charlie? E lo siamo fino in fondo?

Non tutta la stampa occidentale deciso di ripubblicare le vignette olandesi che erano diventate il marchio della presa di posizione di Charlie Hebdo: il mondo dei media, anzi, si è diviso sulla questione. C’è chi non pubblica nulla o sceglie le vignette che non hanno Maometto in copertina, e c’è chi ha deciso, invece, di riportare per intero proprio le vignette “incriminate”.

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Una delle vignette in sostegno di Charlie Hebdo

In Gran Bretagna i quotidiani hanno scelto di non pubblicarle, ammettendo come nel caso del Times di essere dei codardi; ma c’è chi si spinge oltre: il Financial Times con Tony Barber arriva persino a definire “editorialmente stupida” la scelta di Charlie Hebdo di provocare l’ira dei musulmani e persino arriva a definire proprio il settimanale parigino come “non il miglior campione di libertà di espressione”. Un’analisi che poi è stata ritoccata online qualche ora dopo.

Ma anche oltreoceano la linea è la stessa: Washington Post non ha mai pubblicato immagini offensive e sceglie anche in questo caso di fare lo stesso. Il New York Times si schiera sulla stessa linea. Ma proprio il primo incassa dure critiche in particolare da un vero e proprio big della carta stampata americana: Carl Bernstein. Slate, Huffington Post e Daily Beast, invece, hanno scelto di pubblicare le vignette. Ma c’è anche chi sceglie una via intermedia: Daily telegraph e New York Daily News hanno riproposto le immagini, ma le hanno “pixelate” per renderle irriconoscibili.

Ma come si risponde a un simile attacco? Come si replica a chi mette un bavaglio di violenza e di orrore alla libertà di espressione? E come si può venire a patti con ciò che offende gli islamici, se molto di quello che loro vietano e sacrificano (anche in alcuni paesi dove si vive un’espressione più moderata dell’Islam) è troppo lontano e troppo spesso in conflitto con i nostri valori e la nostra cultura? La realtà è che qui il conflitto è su un piano diverso, non va dimenticato. Possiamo prendere a prestito le parole di almeno due intellettuali che si sono espressi suggerendo di non arrendersi all’azione assassina dei terroristi.

Garton Ash, professore di Studi Europei presso l’Università di Oxford, lancia un vero e proprio appello ai giornali europei: dire no al veto degli assassini. La risposta “all’azione assassina dei terroristi islamisti” deve essere quella di coordinarsi e di pubblicare per la prossima settimana una selezione delle vignette del Charlie Hebdo.

Il tutto accompagnato da una nota in cui si spieghino le ragioni e i motivi di una simile iniziativa che deve diventare una vera e propria “settimana di solidarietà e di libertà, in cui tutti gli europei, musulmani inclusi, ribadiscano il loro impegno in difesa della libertà di parola”.

Altrimenti vincerà il veto dei terroristi e i redatto di Charlie Hebdo saranno morti invano, perché spiega Ash, “nonostante le prese di posizione risolute dei media, le vignette solidali e le commoventi manifestazioni all’insegna del motto Je suis Charlie, gran parte delle pubblicazioni, lasciate a se stesse, in futuro si autocensureranno per paura. E gli estremisti violenti di altre convinzioni ne terranno insegnamento: se vuoi imporre il tuo tabù, imbraccia il fucile”. Questo è il rischio più grande nel quale si può incorrere. Ma le diversità si possono risolvere con le parole, Quindi non si pubblichino solo le vignette satiriche contro Maometto, ma anche contro altri soggetti, “per evidenziarne il carattere satirico spiega ancora Ash, offensivo per diverse categorie di persone. La satira è questo.

“Non si può permettere che la violenza limiti la libertà di parola”.

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La reazione dei vignettisti all’attentato

Anche Hirsi Ali, politica e scrittrice somala, nota per il suo impegno in nome dei diritti delle donne all’interno della tradizione islamica, in diverse pubblicazioni delle ultime ore ha spiegato che dobbiamo reagire a questa violenza: “c’è un movimento che ha una visione politica di come il mondo dovrebbe essere organizzato e di come la società dovrebbe vivere. E per realizzare questa visione, sono pronti a usare ogni mezzo. sono pronti a usare la violenza. Sono pronti a usare il terrore”.

Allora secondo la Ali, “Il nostro dovere è di assicurarci che il Profeta non sia vendicato”. E possono farlo i singoli cittadini: “dobbiamo batterci per la libertà di parola. Questo è quello che siamo. Questi sono i nostri valori”. “Dobbiamo asserire ancora una volta il nostro diritto di parola e di espressione è l’unico modo che abbiamo per assicurarci che dodici persone non siano morte invano”.

“Your violence cannot destroy our soul”.

 

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