Contro il decreto sicurezza la posizione di gruppi e associazioni di Barletta
Bottaro e Di Lernia, nell'annunciare l'adesione al coordinamento, affrontano anche il tema del sistema degli Sprar parlando di "interruzione del percorso virtuoso" che "nei fatti produrrà minore integrazione e, soprattutto, l'ingresso di un numero elevato di stranieri in cosiddette 'zone d'ombra' che non farà altro che fomentare il clima di tensione ed odio". Il coordinamento, dopo la prima uscita ufficiale, è tornato a riunirsi in un incontro operativo per mettere a punto i prossimi passi da compiere per sensibilizzare l'opinione pubblica e gli amministratori non al tema della disobbedienza al "decreto sicurezza" ma, al contrario, all'obbedienza verso la Costituzione italiana e la Dichiarazione universale dei diritti umani perché l'iscrizione anagrafica, per esempio, significa dare la possibilità a donne e uomini di accedere alle cure sanitarie. Una questione su tutte, non l'unica naturalmente che si evince dal decreto.
Nel vertice si è deciso di inoltrare nuovamente il documento-appello ai Sindaci chiedendo, inoltre, incontri in tutti i Comuni affinché gli amministratori comprendano nel dettaglio le ragioni del coordinamento, di attivarsi per un confronto anche con il presidente nazionale dell'Anci, il sindaco di Bari Antonio Decaro, insieme ai sindacati del capoluogo pugliese e di incontrare il dg della Asl Bat, Alessandro Delle Donne, per capire come l'azienda intende applicare la procedura Stp (straniero temporaneamente presente) che prevede che siano assicurate presso le strutture sanitarie pubbliche le cure ambulatoriali ed ospedaliere e sembra che venga interpretata in maniera diversa dalle diverse Asl. Inoltre, il coordinamento si è dato appuntamento alla prossima settimana per organizzare anche un'eventuale iniziativa pubblica se dalla politica non dovessero giungere risposte.
Il coordinamento invita le istituzioni della Bat ad assumere una posizione, come accaduto già in altre parti d'Italia, dove alcuni Sindaci hanno deciso di "sospendere l'attuazione del Dl nelle parti che riguardano l'attività dei Comuni ai quali la legge affida la responsabilità di gestire l'anagrafe dei cittadini", si legge nel documento-appello. "Il decreto offende la persona del migrante, degrada lo 'straniero' e fa diventare la discriminazione una regola, rievocando i momenti peggiori e più bui della nostra storia".
