Il Giugovaz-bis finisce in Procura
SAN QUIRINO Il Giugovaz-bis finisce in Procura, dal Prefetto e in Regione alla direzione di Autonomie locali, nonché al Servizio legale e sul tavolo dell'assessore Pierpaolo Roberti, attraverso la presidente della Commissione Pari opportunità Dusy Marcolin. A portare San Quirino e la complicata vertenza politica attuale all'attenzione di Regione e autorità giudiziaria, sono due fascicoli: quello apertosi ieri con la lettera del sindaco Gianni Giugovaz e quello inviato lunedì sera dal consigliere Guido Scapolan, in rappresentanza degli otto consiglieri firmatari della mozione di sfiducia protocollata domenica sera, in cui si chiedono chiarimenti sull'eventuale obbligo del sindaco a convocare un consiglio comunale in caso di mozione di sfiducia. LE ACCUSE DEL SINDACOMeno di 24 ore dopo, dunque, è stato lo stesso sindaco a rivolgersi alla Regione, attraverso la lettera scritta al presidente delle Pari opportunità Dusy Marcolin, in cui accusa i firmatari di avergli mosso la sfiducia «perché ho rispettato la legge e ho nominato assessora una consigliera di minoranza, stante il disinteresse di quelle di maggioranza». Facendo leva sulla parità di genere, nonché ricordando la sua «tragica esperienza dell'esodo vissuta da bambino», Giugovaz si definisce «più femminista delle femministe» parla di «ritorsioni» e difende la sua nuova assessora Ortensia Modolo dalle accuse arrivate da «donne contro donne», ovvero le consigliere di maggioranza nonché da Nadia Valerio referente comunale della Lega per le dichiarazioni rilasciate in un'intervista a un'emittente locale. LA CONSULENZA LEGALENella stessa lettera, il sindaco chiede alla presidente Marcolin di portare il caso all'attenzione dell'assessore Roberti e annuncia che si affiderà «al parere esperto e prudente che chiederò nelle prossime ore al Procuratore della Repubblica» dicendosi pronto ad «agire nei confronti dei Consiglieri» dopo aver «interessato il Servizio regionale di consulenza legale». Giugovaz si spinge anche oltre chiedendo una legge a hoc basata sul caso sanquirinese: «Occorre che il Consiglio regionale decida che nei Comuni al di sotto dei 15mila abitanti, sindaco e giunta non possano essere sfiduciati» nel caso in cui il rispetto della parità di genere richieda di avere in Giunta un rappresentante di minoranza. Richieste che lascerebbero intendere, seppur non in maniera esplicita, che il sindaco non accetta la richiesta di confronto in Consiglio, come specificato nella mozione di sfiducia (per statuto la seduta dovrebbe tenersi dopo 10 giorni o al massimo 30 dalla richiesta). Una sfiducia che sembra difficilmente evitabile quando sarà convocato il Consiglio, poiché agli 8 firmatari si aggiungerebbero anche alcuni consiglieri di minoranza.MINORANZA E VOTI«Il peggiore atto che potesse ricevere è arrivato. Consiglierei al sindaco Gianni Giugovaz di dimettersi» è lapidario Maurizio Tomizza di Progetto Fvg. A cui si aggiungono i due rappresentanti della Lega: «Non è pensabile si possa tenere in piedi questa amministrazione dopo quanto accaduto. Sarebbero più dignitose le dimissioni» commenta Remo Calderan, capogruppo del Carroccio. Dichiarazioni che tradotte in numeri significherebbero una maggioranza assoluta di voti a favore della bocciatura di Giugovaz. Sul piatto rimane poi la mozione dedicata alla piazza, ovvero la richiesta di modificare il progetto di co-housing nell'ex municipio. Una modifica che richiede il passaggio in consiglio comunale, «in tempi brevi e certi» conferma Daniele Querinuzzi (consigliere d'opposizione che ha prestato la collega di lista alla Giunta in cambio della modifica sulla piazza) che sulla sfiducia commenta: «Mi sembra più un'auto-sfiducia dell'intero gruppo». In assenza di consiglio comunale salterebbe la mozione sulla piazza, che renderebbe ancora più complicata la posizione per Giugovaz.Valentina Silvestrini© RIPRODUZIONE RISERVATA© RIPRODUZIONE RISERVATA


