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ecco il mio Pd» Umbria24.it

Scritto da Google News. Postato in Pari Opportunità

di Daniele Bovi

Dopo quella a Gianpiero Bocci, pubblichiamo l’intervista a Walter Verini, candidato alla segreteria regionale del Partito democratico. Domenica per le primarie saranno 219 i seggi allestiti in tutta l’Umbria. Militanti e simpatizzanti potranno votare dalle 8 alle 20.

Il Pd sta vivendo la sua peggiore crisi: quali sono i tre concetti sui quali intende proporre un possibile rilancio?

«La sinistra è in crisi ovunque. Altrimenti non avrebbe vinto Trump negli Usa. Non ci sarebbe stata la vittoria della Brexit in Gran Bretagna, non ci sarebbe uno schieramento progressista in difficoltà in tutta Europa. La crisi globale ha impoverito centinaia di milioni di persone. Le famiglie che prima avevano “certezze” e sicurezze, dalla nascita alla pensione, si sono trovate più povere, con meno o senza tutele, precarizzate. Piene di insicurezze e paure. Sulle quali le destre, i populisti, sguazzano, con le loro parole d’ordine semplificate, sbrigative, ciniche. Che possono però raccogliere consensi. Li raccolgono. E vincono le elezioni. Poi governano e fanno disastri come, su piani diversi, in Italia stanno facendo Salvini e Di Maio, la Raggi a Roma è così via. La Sinistra, il Pd, il centrosinistra che devono avere la voglia e la visione del futuro, devono però ripartire dai fondamentali. “Farsi popolo” diceva Veltroni al Lingotto. Ripartire dalla lotta alle diseguaglianze, alla precarietà. Alle povertà vecchie e nuove. Condividere, con una cosa aperta, libera, piena di aria fresca (che si chiama partito) la vita vera delle persone. Di quelle che non ce la fanno, innanzitutto, e di quelle che tirano su le maniche, che intraprendono, studiano, fanno ricerca, creano. Ecco, un Pd che riparta da queste cose, che riprende un rapporto vero e aperto con la società, si predispone a dare risposte giuste alla domanda che viene dal paese e da tanti elettori che ci hanno abbandonato. E che noi, non lo dico tanto metaforicamente, dovremmo andare a ricercare uno a uno, parlarci, con umiltà. Far capire il buono che abbiamo fatto e riconoscere errori e limiti, anche gravi, che abbiamo avuto. Spero che il congresso nazionale ci aiuti a ritrovare una strada, un profilo, a ridare un “corpo” a quei “milioni di anime della sinistra che lo cercano”, come ha scritto Michele Serra dopo la tragedia del 4 marzo».

INTERVISTA A GIANPIERO BOCCI

In molti sostengono che larghi strati della società siano attraversati da risentimento, rabbia e paura: come si affrontano?

«Una analisi giusta. Il Censis ce l’ha ricordato. Ma lo tocchiamo con mano ogni giorno. Dobbiamo “condividere” i sentimenti delle persone. Per aiutare a superare insicurezze e paure, non per cavalcarle o strumentalizzarle per qualche voto. Però dove governiamo dobbiamo essere la forza che rispetta e tutela i diritti, non i favori. Dobbiamo essere ed essere percepiti – in tutta Italia – come una forza che non sta “sopra” e guarda con snobismo chi sta “sotto”. Non possiamo essere il partito che da anni vince solo nelle Ztl e perde consensi e insediamento nelle periferie sociali e urbane. Noi siamo stati, siamo e dobbiamo essere un partito riformista, che guarda al futuro e non al passato. Ma ci sono cose che appartengono alla storia, alla memoria, ai valori fondanti del Pd e di tutte le componenti culturali e politiche che l’hanno fondato: sono i principi di uguaglianza e pari opportunità; rispetto dei diritti di tutti; Politica come passione e servizio per gli altri. Se nel Pd si litiga sanguinosamente per spartirsi le cariche nelle partecipate, se si fa prevalere la battaglia per le preferenze e non per le idee, le rabbie e il rancore sociale si riversano innanzitutto verso di noi. Per non parlare poi del fatto che queste divisioni per correnti di potere, avvelenano e hanno avvelenato ovunque il clima interno. E hanno aggravato tendenze e situazioni più generali. Pensiamo in Umbria a quello che è accaduto a Terni, Spoleto, Umbertide e quasi cinque anni fa a Perugia, dove oggi la candidatura di Giuliano Giubilei rappresenta una proposta forte e aperta, quasi un “modello” da seguire».

ACCOLTO RICORSO DI VERINI CONTRO TAGLIO DEI SEGGI

I circoli sono ancora un elemento fondamentale per la vita del partito, anche nell’ottica di un dialogo costante con i territori e le comunità che li abitano: ha in mente una possibile riorganizzazione? Come intende coinvolgerli?

«I circoli sono fondamentali. A condizione che siano lasciati liberi nella loro attività. Che aprano porte e finestre alla realtà esterna. Che accolgano tante forze che nella società fanno volontariato, associazionismo. I circoli sono fondamentali. La rete, i social, possono aiutare, sono strumenti importantissimi , ma non possono, non debbono sostituire la vita vera, il contatto con le persone in carne e ossa. Se un giovane, una persona, entra in circolo, non deve sentirsi dire: “Con chi stai”? o “Chi ti manda”? E i circoli debbono entrare in una rete permanente di consultazione e contatto con tutti gli iscritti, per sentire opinioni, pareri, magari fare referendum tra iscritti ed elettori su scelte che il partito deve compiere».

Dalle amministrative di maggio alle regionali del 2020, il Pd dovrà affrontare sfide decisive in Umbria: quali sono le sue idee per quanto riguarda le alleanze?

«Rigenerare il partito, la sinistra, il centrosinistra. Aprirsi, anche nei programmi, al mondo civico, alla vita e alla vitalità di tanta parte della società. Renderci conto che noi, pur con limiti, abbiamo garantito a questa regione, alle sue città, un passato importante di crescita e modernizzazione. Che garantiamo, con tanti sindaci, tanti militanti, tanti amministratori anche regionali un presente di forte impegno. Ma che vogliamo dare anche un forte cambio di marcia alla nostra azione. Più coraggio, più innovazione, più apertura. Dobbiamo diventare ed essere percepiti come in sistema che si apre, che riconosce limiti e difficoltà. Che pensa come minimo a inquadrare la propria azione in una visuale che comprenda l’Italia di mezzo, le sue grandi potenzialità. Che fa di tre aree strategiche un perno della propria iniziativa (insieme a quelle che riguardano settori “singoli”, dall’impresa industriale, agroalimentare, artigianale e commerciale; quelle della cultura e dei beni culturali; della bellezza e del turismo; di politiche fondate sulla sostenibilità ambientale; quella della ricerca, dell’innovazione, del sostegno alle imprese che innovano  e a quelle che vedono protagoniste giovani generazioni. E le questioni delle infrastrutture anche digitali e dei collegamenti. E di una sanità che funziona ma che deve affrontare con grande decisione il tema dell’abbattimento delle liste di attesa). Tre aree strategiche sono la fascia appenninica, l’area del Trasimeno e l’area di crisi complessa Terni-Narni. E dentro il primo punto c’è naturalmente tutto il tema della ricostruzione delle zone terremotate. Ecco, una Umbria che valorizza le identità delle sue città, che le mette in rete, che valorizza non i campanili ma la dimensione regionale, che inserisce questa dimensione nell’Italia di mezzo può vedere e vedrà ancora protagonisti una sinistra aperta e rinnovata».

L’APPELLO DI BETTI: «PERCHÉ VOTERÒ BOCCI»

La Giunta regionale ha di fronte a sé poco più di un anno, come intende rapportarsi con essa? Quali sono i temi su cui accelerare nel corso di quest’ultimo periodo, anche in ottica del voto del 2020?

«In parte credo di avere risposto. Dico in sintesi una cosa. Io non posso non dare un giudizio positivo sull’impegno e sull’azione di governo regionale (anche se non tutta la tastiera suona bene allo stesso modo). Però penso che il sistema umbro (come quello emiliano o quello toscano) debba aprirsi al coraggio, alla visione di futuro, debba rompere qualche farraginosità e burocratismo di troppo. Debba affrontare con sincero spirito di costruzione le ragioni di criticità che riguardano il Pil, il lavoro, la natalità, e così via. E questo riconoscendo anche i risultati positivi che abbiamo ottenuto e stiamo ottenendo. Ma per far questo c’è bisogno di una classe dirigente, non di un ceto politico. C’è bisogno di impegnarsi tutti su un confronto aperto sulle idee e non sulle divisioni delle cariche. Quanti anni sono che non leggiamo documenti sul ruolo e futuro, per esempio, di un soggetto strategico come l’Università? Ecco, vorrei un partito, una sinistra, un centrosinistra che si misurassero su queste cose e non si intromettessero invece troppo sulle manovre per chi deve essere eletto rettore».

L’APPELLO DI ROSSINI: «PERCHÉ VOTERÒ VERINI»

Il partito fa enorme fatica a parlare con i 20 – 30enni, i quali spesso votano M5S o i partiti della destra: il Pd come potrebbe allacciare il filo con questa parte della società?

«Scuola, scuola, scuola. Lavoro, lavoro. E cultura, pari opportunità. Diritti e valori. Battaglia per rispetto dei diritti, contro i rischi e le derive razzistiche, omofobe. Contro chi mette in discussione conquiste e impegno per la parità di genere. La politica deve dare risposte concrete ai giovani. Deve aprire la strada davvero al loro futuro. Al loro protagonismo. Ma deve farlo anche dando esempi, compiendo gesti, rappresentando testimonianze. Quando ero giovane, i nostri esempi erano figure che avevano rischiato la vita per la libertà. Sentivamo il bisogno di batterci per una scuola nuova, per il lavoro buono ma anche per grandi battaglie di libertà e liberazione. Per cambiare il mondo. Lo facevamo nei movimenti giovanili dei partiti, nei gruppi extraparlamentari. Insomma, nella Politica. E sentivamo di essere parte di un grande movimento che voleva costruire il futuro. Oggi chi vuole essere utile agli altri e non solo a se stesso, fa volontariato. Ecco, noi dobbiamo rappresentare per tante persone, tante ragazze e ragazzi un luogo di idealità e concretezze».

Matteo Renzi sembra avere un piede dentro al Pd e uno fuori. Sul congresso, anche quello umbro, aleggia inevitabilmente lo spettro di una possibile scissione: lei rimarrebbe nel Pd o seguirebbe l’ex segretario?

«Mi auguro proprio che non ci siano nuove, dannose scissioni e abbandoni. Vede, io, come ho detto più volte in questa intensa campagna per le primarie, ero in “sala parto” con Veltroni quando nacque il Pd. Gli voglio bene. Gli sono legato. Oggi il Pd attraversa una crisi. Ma nel paese c’è una domanda di un Pd nuovo, che ritrovi un cammino. C’è bisogno di ridare un cammino, una prospettiva alle forze di sinistra e democratiche di questo paese. Soprattutto, ma non solo, davanti ai danni di questo Governo, che alimenta quotidianamente crisi, paure, egoismi, ma anche davanti alla necessità di salvare l’Europa, cambiandola anche profondamente, ma difendendola. C’è bisogno del Pd e se ho accettato la spinta di tanti – compresi i “ragazzi” di Andrea Pensi e Simona Meloni – che mi chiedevano di dare una mano, anche da segretario, per rigenerare il Pd, mi sembra chiaro quale è il mio posto».

Twitter @DanieleBovi

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