GIORGIO LOLLI: IL "MITO RETICENTE" CHE ACCESE LE RADIO RURALI (E LE VOCI DELLE DONNE) IN AFRICA

Ci sono storie che non troverete mai nei manuali di geopolitica, ma che hanno cambiato il destino di intere comunità più di mille trattati firmati nei palazzi del potere. Una di queste è la storia di Giorgio Lolli, un ex operaio tornitore, sindacalista bolognese e cineoperatore scomparso il 3 maggio 2023. Un uomo schivo, un "mito reticente" che ha lasciato pochissime tracce di sé, preferendo far parlare le sue antenne. Eppure, la sua epopea, che ha attraversato l'Africa dall'Eritrea al Mali, rappresenta uno dei capitoli più straordinari della lotta per i diritti globali e, soprattutto, per l'emancipazione delle donne africane.
1978: Dalle bobine in Eritrea alla prima radio FM
Tutto ha inizio nel 1978, quando Giorgio Lolli parte per l'Eritrea con una videocamera in spalla insieme all'amico Piero Campi per documentare la guerriglia del Fronte di Liberazione. Tra le sue vecchie bobine rimangono impresse scene di vita quotidiana e battute spontanee che svelano la sua anima ironica e profonda:
"Guarda che roba... Stanno facendo il tegame del cous cous... Me lo dico da solo: sono un artista!"
Sul campo, Giorgio si ritrova ad aggiustare un impianto trasmittente usato dai combattenti eritrei per collegarsi con il fronte dell'OLP (Fronte di Liberazione della Palestina) in Giordania. È la scintilla. Giorgio intuisce che le onde radio sono uno strumento di emancipazione formidabile e costruisce la prima radio FM della zona.
1991: Il Mali, la Collina Paparà e la "Radio Banana"
Nel 1991, mentre la cooperazione internazionale italiana muoveva flussi enormi di denaro (i famosi "1900 miliardi" delle inchieste sull'era Craxi), Giorgio Lolli si trova in Mali per una sfida epocale: installare la prima radio rurale dell'Africa occidentale, gestita dall'associazione ARCADER. Nasce così Radio CAI.
Gli aneddoti di quel periodo si sprecano. Ci sono le liti furiose con il collaboratore Mario Gai per il posizionamento dell'impianto, risolte dalla testardaggine tecnica di Giorgio: "Le antenne vanno in alto!", e così viene piantata in cima alla Collina Paparà a Kayes.
Ben presto tutte le ONG intuiscono il potenziale del mezzo e vogliono aprire una stazione radio. Ma sul posto, come amava ironizzare Giorgio, "mancava qualcuno che distinguesse una banana da una radio". Giorgio si mette a fare formazione da zero. Per aggirare i monopoli statali e la burocrazia, i pezzi di ricambio venivano importati dall'Italia camuffati o nascosti: nasce così il mito e lo spirito di "Radio Banana".
Il megafono dell'emancipazione femminile nel Sahel
L'approccio di Giorgio Lolli non era assistenzialista, ma radicalmente politico: dare agli ultimi lo strumento tecnologico per comunicare significa garantire il diritto globale alla parola. Nelle comunità rurali del Mali e del Sahel, storicamente patriarcali e isolate, la radio FM divenne l'unica vera piazza pubblica democratica, scardinando l'isolamento delle donne in modi rivoluzionari:
- I microfoni aperti alle donne: Conduttrici storiche come Diariatou Sakiliba iniziarono a trasmettere nelle lingue locali (come il Soninké e il Bambara), superando la barriera dell'analfabetismo. Le donne divennero speaker e giornaliste, prendendo la parola pubblicamente in contesti dove la voce femminile era tradizionalmente relegata allo spazio domestico.
- La forza della musica e della denuncia: Cantautrici come Ami Traoré o Niamakolo Coulibaly usarono i microfoni delle radio rurali per diffondere i Chants de femmes (i canti delle donne), parlando apertamente di emancipazione, del lavoro nei campi e di diritti.
- Attraverso i programmi radiofonici, in collaborazione con i Groupements de femmes (le cooperative femminili locali) e i comitati di salute, si aprirono dibattiti pubblici prima impensabili su temi delicatissimi come i matrimoni combinati, la violenza domestica e l'infibulazione.
Un'eredità che continua a viaggiare
Dopo aver contribuito a installare centinaia di emittenti e aver portato l'esperienza della radio comunitaria persino a Livorno, Giorgio Lolli ci ha lasciati nel maggio del 2023 ad 81 anni. Al suo funerale la folla era tantissima, a testimonianza della sua grandezza silenziosa.
Ma la sua frequenza non si è spenta. I registi Federico Bacci e Francesco Eppesteingher, che hanno immortalato la sua vita nel documentario Radio Solaire, sono tornati al confine tra Mali, Mauritania e Senegal per seguire le tracce di "Monsieur Lollì" e completare il progetto di una radio comunitaria dedicata ai giovani migranti. Perché ogni volta che un'antenna si accende su una collina come quella di Paparà, una donna o un ragazzo in un villaggio remoto possono alzare il volume, ascoltare una voce simile alla propria e capire che i propri diritti sono reali.
Il podcast del documentario (Radio Solaire), Federico Bacci e Francesco Eppesteingher, con la direzione editoriale di Andrea Borgnino è di RaiPlay
Sandra Oppini 24 agosto 2026


