LA RICETTA DI DON MAZZI: MUSICA, SPORT E NATURA PER RINASCERE DAL FANGO

Addio al fondatore di Exodus: si è spento a 96 anni il "prete di strada" che ha rivoluzionato l'educazione e il recupero dei giovani
Ci sono vite che non si misurano in anni, ma in quante altre esistenze sono riuscite a salvare. Quella di Don Antonio Mazzi, scomparso ieri all'età di 96 anni nella sua comunità del Parco Lambro a Milano, è stata esattamente questo: un motore inarrestabile di rinascita per migliaia di ragazzi che la società aveva già condannato e dimenticato. [1, 2]
Ordinato sacerdote nel 1955 nell'Opera Don Calabria, Don Mazzi capì presto che la sua missione non era attendere i fedeli in chiesa, ma andare a cercare gli ultimi dove il dolore era più acuto. Negli anni '80, mentre Milano veniva devastata dall'epidemia dell'eroina, lui rispose fondando la Fondazione Exodus. E lo fece ribaltando completamente l'approccio terapeutico dell'epoca. [1]
La "terapia dell'avventura" contro l'isolamento
Don Mazzi rifiutava l'approccio puramente assistenziale, pietistico o punitivo. Per lui, il tossicodipendente o il giovane emarginato non erano malati da recludere, ma persone a cui restituire dignità e passioni. È nata così la sua personale "ricetta" educativa, basata su quattro pilastri fondamentali:
- La musica e il teatro: usati come strumenti per far emergere le emozioni bloccate, comunicare il dolore e riscoprire la bellezza della condivisione.
- Lo sport: inteso come scuola di vita, disciplina, rispetto delle regole e del proprio corpo, ma soprattutto come sforzo per raggiungere un obiettivo individuale e collettivo.
- La natura: il contatto con la terra, i viaggi itineranti della "Carovana Exodus" e la vita all'aria aperta servivano a staccare i ragazzi dagli ambienti tossici delle periferie e a ritrovare i ritmi biologici fondamentali.
- La responsabilità: a nessun ragazzo veniva chiesto di subire passivamente una cura; ognuno doveva diventare protagonista del proprio riscatto attraverso il lavoro e l'aiuto reciproco.
Un'eredità che continua a camminare
Spesso controcorrente, ironico e senza peli sulla lingua, Don Mazzi ha portato questa sua filosofia anche in televisione, in radio e sui giornali. Non lo faceva per vanità, ma per scuotere le coscienze di un'Italia che preferiva ignorare il disagio giovanile. Un impegno totale che nel dicembre scorso gli era valso il titolo di "Italiano dell'anno" da parte di Famiglia Cristiana.
La Basilica di Sant'Ambrogio a Milano si prepara ad accoglierlo per l'ultimo saluto, ma la sua vera eredità non sarà nelle cerimonie ufficiali. Sarà nelle decine di comunità Exodus attive in tutta Italia e negli occhi di tutti quei ragazzi che, grazie alla sua ricetta, hanno imparato di nuovo a camminare a testa alta.
Buon viaggio, Don. La tua carovana non si ferma. (EXODUS)
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