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PAC di Milano. Per la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne online la performance di Zehra Doğan

Scritto da Google News. Postato in Diritti delle donne

Il 25 novembre 2020 il Padiglione d’Arte Contemporanea torna a far sentire la sua voce contro ogni forma di violenza e discriminazione e inaugura una nuova collaborazione con l’artista curda

MILANO - Il 25 novembre, per la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano trasmetterà online la documentazione video della performance dell’artista curda, Zehra Doğan, realizzata il 23 novembre 2019 in occasione della sua prima mostra personale, promossa da Fondazione Brescia Musei al Museo di Santa Giulia di Brescia. 

L’iniziativa online è il primo elemento di un progetto in tre atti, a cura di Elettra Stamboulis, dal titolo IL TEMPO DELLE FARFALLE. Dedicato a Patria, Minerva, Teresa Mirabal, realizzato in collaborazione con la Fondazione Brescia Musei, che sarà completato da una Project Room dell’artista al PAC dal 18 dicembre al 14 febbraio, e da una sua nuova performance a febbraio pensata appositamente per il Padiglione milanese.

IL TEMPO DELLE FARFALLE

Il titolo del progetto è un omaggio a Aida Patria Mercedes, Maria Argentina Minerva, Antonia Maria Teresa Mirabal, le tre sorelle che combatterono la dittatura (1930-1961) del dominicano Rafael Leónidas Trujillo con il nome di battaglia Las Mariposas (Le farfalle).

Il 25 novembre 1960 Minerva e Teresa decidono di far visita ai loro mariti detenuti in carcere per via della loro militanza politica nella resistenza antitrujillista. Patria, la sorella maggiore, vuole accompagnarle anche se suo marito è rinchiuso in un altro carcere. Le tre donne vengono prese in un’imboscata da agenti del servizio segreto militare, torturate e uccise. Il loro brutale assassinio risveglia l’indignazione popolare che porta nel 1961 all’assassinio di Trujillo e successivamente alla fine della dittatura.

Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiara il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne in loro memoria.

Il progetto IL TEMPO DELLE FARFALLE. Dedicato a Patria, Minerva, Teresa Mirabal si inserisce ne “I talenti delle donne”, un palinsesto promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, dedicato all’universo delle donne, focalizzando l’attenzione di un intero anno - il 2020 - sulle loro opere, le loro priorità, le loro capacità.

La performance di Zehra Doğa

Durante l’azione, Zehra Doğan dipinge di fronte a oltre 200 persone il ritratto di Hevrin Khalaf, segretaria generale del Partito del Futuro siriano, attivista per i diritti delle donne e in prima linea per il riconoscimento dell’identità del popolo curdo, uccisa il 12 ottobre 2019 dalle milizie mercenarie arabe che appoggiano l’offensiva turca. Le pagine del giornale utilizzate come supporto dell’opera sono quelle dei giorni in cui la notizia dell’uccisione è stata diffusa dai media.

L’artista 

Giornalista, fondatrice insieme ad altre della prima agenzia di stampa interamente femminile, artista visiva e attivista, Zehra Doğan (Diyarbakır, 1989), il 23 febbraio 2017, a causa di un disegno ed alcuni articoli scritti durante il conflitto a Nusaybin, viene condannata a 2 anni e 9 mesi di prigione e detenuta nella prigione femminile di Amed, fino al trasferimento forzato a quella di massima sicurezza di Tarso.

A nulla valgono gli appelli dell'artista cinese Ai Weiwei, del PEN club internazionale e di Amnesty International per la sua liberazione. Anche Banksy le dedica un immenso murales, il Bowery Wall, a New York. In carcere Zehra Doğan crea opere con mezzi di fortuna, disegnando e dipingendo con materiali di scarto come avanzi alimentari, sangue mestruale anche non suo, fondi di caffè e usando come supporti il telo da bagno carcerario, la carta stagnola della sigaretta, le poche lettere autorizzate. I suoi lavori raggiungono l’esterno in modo rocambolesco: se li veste addosso e li affida alla madre in visita che poi li consegna ad una catena di attivisti in contatto con la Francia, sotto la custodia attenta di una piccola rete di persone che si occupa di informazione dell'area medio orientale, in particolare della Turchia.

Liberata il 24 febbraio 2019, viene insignita di numerosi riconoscimenti e una sua installazione viene esposta anche alla Tate. Da marzo 2019 è residente a Londra, dove vive da esule.

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