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Dall'Africa energia e rabbia da Amazzoni

Scritto da Google News. Postato in Diritti delle donne

Loro ci credono. Credono ad una realtà sociale e culturale, oggi, in cui attraverso la musica si combatta contro ogni forma di violenza ai danni delle donne, si affermino i valori dell’uguaglianza e del rispetto, si liberi la metà femminile del creato da ogni sorta di discriminazione. Provengono dall’Africa occidentale e sono combattenti, sono amazzoni, Les Amazones d’Afrique, e saranno fra i protagonisti della seconda serata di concerti di Festate a Chiasso.

Les Amazones sono una formazione aperta, vi contribuiscono diversi musicisti e soprattutto musiciste africane. Nel 2017, poco dopo essersi costituito, il gruppo ha visto il suo primo disco, ‘Republique Amazones’, nominato da Barack Obama come il migliore dell’anno. L’occasione, stasera, è quella di scoprire un diverso quanto intrigante universo sonoro, ma soprattutto le tematiche e le istanze “femministe” più urgenti per i paesi in cui sono nate e ai quali si rivolgono. Un messaggio universale di cui ci parla una delle voci delle Amazones, Ahouéfa “Fafa” Ruffino.

Quali motivi vi hanno spinto, nel 2015, a dar vita a questo ‘supergruppo’ musicale tutto femminile?Questo gruppo è stato costituito da tre donne: Mamani Keita (cantante maliana), Valerie Mallot (produttrice e direttrice di ‘3D Family’) e Mariam Doumbia (cantante del duo Amadou e Mariam del mali. Nel 2015 è venuta loro l’idea di montare un collettivo, considerato tutto ciò che accade nella regione e in particolare in Mali. L’idea era quella di formare una band composta di donne per denunciare attraverso la musica tutto ciò che non andava nelle società africane. Tutto è iniziato a Bamako in Mali, hanno registrato un album, ‘République Amazone’, con diverse celebrità che hanno aderito alla lotta. E questa volta siamo in molte ad aver partecipato all’avventura: Kandy Guira, Niaru, il gruppo rap Nyoko, io stessa e molte altre.

Guardando le vostre biografie si trovano storie personali e professionali molto diverse. Che cosa vi unisce artisticamente?Da un punto di vista artistico, ciò che ci unisce è anzitutto la cultura africana. Poi ci sono i temi che affrontiamo nei nostri progetti individuali e che parlano sovente dei malli che minacciano la società africana. Inoltre condividiamo questo bisogno dire ad alta voce ciò che altri non osano.

Come definireste la vostra musica? World Music? Africana? Pop?La nostra musica è la somma di questi tre generi e più ancora. Una amazzone ha sempre differenti armi nel proprio sacco quando parte in guerra. Il nostro sacco è la musica e le armi giustamente i nostri messaggi, passati attraverso generi musicali che si mischiano e si fondono molto bene, per infondere alle persone la voglia di “ascoltarci” e soprattutto di “capirci”.

Questo forte messaggio di ‘female-empowerment’ come viene portato in musica?È semplice, i nostri testi sono impegnati e “iper-forti”, su una musica allo stesso tempo molto energica, energizzante e affascinante. In ogni caso, il tema per noi è talmente importante per noi che ci mettiamo tutto il nostro animo, tutto ciò che abbiamo.

Le Amazzoni erano delle guerriere. Voi contro cosa combattete? I pregiudizi? Gli uomini?Sì, le amazzoni sono guerroere e noi leviamo le nostre voci e il pugno contro ogni sorta di violenza o di discriminazione ai danni delle donne e delle ragazze. Denunciamo il mantenimento delle “false tradizioni”, efficaci per schiacciare ancor più le donne. Denunciamo i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali, le violenze fisiche e morali, ma l’aspetto più importante per noi sono le violenze inflitte alle donne da altre donne. L’infibulazione è praticata da donne convinte di mantenere in vita una tradizione. Sono le mamme, le zie, le nonne che portano le bambine a farsi mutilare. C’è un enorme lavoro di condizionamento psicologico che è stato fatto sulle donne durante dei secoli e noi vogliamo lottare per disfare tutto ciò. Non è evidente perché in questo modo stiamo bruciando i cosiddetti codici sociali e vi posso garantire che ci sono state delle guerriere prima di noi e ce ne saranno dopo di noi. Questo significa che sta accadendo qualcosa nelle menti delle persone, disturbiamo ma contribuiamo ad aprire gli occhi. Ci domandate se lottiamo contro gli uomini. Beh, nel momento in cui ci sono degli uomini che non trovano di meglio che di prendere una donna come un oggetto sul quale fare violenza, mi vien voglia di dire che tutti gli uomini che non hanno alcun rispetto per la donna sono “Wanted”, ricercati.

Cantate in francese,in inglese e in lingua mandinka: non vi rivolgete solo alle comunità africane, quindi.Le nostre canzoni sono in differenti lingue africane. Oltre al mandinka, al francese e all’inglese, ci sono lo yoruba, il bariba, il fon, il dendi e il moré, per limitarsi a citare solo queste. È una diversità linguistica utile ad allargare l’orizzonte della lotta. Certo, noi ci chiamiamo Le Amazones d’Afrique, ma questo non impedisce che i nostri messaggi si indirizzino a tutte le donne. Purtroppo, ovunque nel mondo ci sono donne lese nei loro diritti. Abbiamo ovunque violenza coniugale, bambine vendute, picchiate o maltrattate. Allora sì, vogliamo portare il nostro messaggio al mondo intero.

Stasera a Festate i concerti saranno aperti dal progetto Ayom (sorto fra Lisbona e Barcellona), in chiusura dal Congo Jupiter e gli Okwess.

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