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AIUTO, C’È UN MOSTRO DIGITALE CHE STA MANGIANDO I NOSTRI LIBRI

MOSTRI mangia libri

Se vi dicessi che in questo preciso momento, all’interno di asettici laboratori tecnologici, milioni di libri cartacei vengono letteralmente fatti a pezzi e distrutti, pensereste a una finzione distopica alla Fahrenheit 451. Purtroppo, è la realtà. Non ci sono roghi in piazza, ma massicce ghigliottine idrauliche che tagliano di netto la costola dei volumi, separano le pagine e le infilano in scanner industriali ad altissima velocità. Subito dopo, la carta finisce al macero.

Benvenuti nel mondo della scansione distruttiva (destructive scanning), la pratica segreta con cui i colossi della Silicon Valley stanno "nutrendo" le Intelligenze Artificiali.

Per sfuggire a cause miliardarie sul copyright digitale, le aziende tech hanno trovato un trucco: comprano legalmente milioni di libri fisici usati, vecchi o fuori catalogo nei mercatini e dalle piccole librerie. Applicano la legge del "l'ho comprato e ci faccio quello che voglio", li distruggono per digitalizzarli in pochi secondi e danno in pasto le parole agli algoritmi.

Ma dietro questa fame insaziabile di dati si nasconde un enorme danno sociale e culturale che ci riguarda tutti:

  • La privatizzazione del sapere: Pagine che prima erano accessibili a chiunque nei mercatini o nelle biblioteche vengono distrutte e "rinchiuse" nei server privati delle Big Tech per generare profitti miliardari.
  • Il rischio di amnesia storica: Storici e archivisti sono terrorizzati. Acquistando libri rari all'ingrosso, il rischio reale è che queste macchine distruggano l'ultima copia fisica rimasta al mondo di un'opera, cancellando per sempre un pezzo di storia umana.
  • Un paradosso etico: Per creare una tecnologia definita "intelligente", stiamo letteralmente cannibalizzando i supporti della nostra memoria collettiva.

 

La prossima volta che useremo un chatbot per farci scrivere un testo, dovremmo chiederci: quante pagine sono state strappate, quanti libri sono stati sacrificati per questa risposta immediata?

Il progresso non dovrebbe mai richiedere la distruzione delle nostre radici. Altrimenti, non è evoluzione. È solo consumo.

Sandra Oppini redazione Onerpo